Scoprire che qualcuno, con cui hai avuto un minimo di rapporto decente fino a un momento prima, possa pensare di te tutto quello che di infamante ti viene attribuito da altri, senza sentirsi in dovere di chiederti almeno una tua spiegazione o di conoscere la tua parte di verità, limitandosi a parlare per giudicarti è, in un primo momento, spiazzante se non te l'aspetti.
Subito dopo subentra la rabbia e la ribellione: ma chi sono quei personaggi per permettersi certe infamanti accuse con la convizione ottusa di chi si sente nel giusto a titolo divino? Quei ".. tu hai detto.. " e " .. Tu hai fatto .." gettati lì come fossero prove inconfutabili, dimostrano solo che l'interlocutore non è capace di distinguere ciò che vuole credere dai fatti reali.
Dare per certi fatti e parole a cui non si sia assistito direttamente, vuol dire avere una idea preconcetta che difficilmente potrà essere soggetta a ripensamenti anche parlandone per anni.
In queste condizioni quale dialogo può esserci? La verità è che hanno sposato una causa che non è la tua.
Di sicuro è una lezione per il futuro: non dare credito agli ultimi arrivati e bastonare indistintamente tutti i mediocri.
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