Ero sul finire degli anni '90 e da un paio di anni le cose per me andavano alla grande, senza impegni, senza pensieri, facendo solo quello che volevo. Insomma il massimno dell'edonismo e del "mi-faccio-i-kz-miei". Abitavo a casa dei miei, stavo una pacchia.
Si decise, sul finire del decennio, di andare a festeggiare il capodanno a Parigi insieme ad un paio di amici e si decise di partire con la mia gloriosa Fiat Regata. Polmone arrugginito ma capiente e comodo.
La vita stava per cambiare e ancora non lo sapevo: il 261289 partimmo da Roma pieni di belle speranze e con l'unico scopo di spassarcela un po' e con l'unico impegno preso con un amico, che da un paio di anni si era trasferito a studiare a Parigi, che aveva bisogno del favore di un trasporto di libri da Roma. In quell'occasione ci diede una serie di numeri di telefono di persone da contattare a Parigi, appartenenti ad una associazione studentesca di "giovani europei" con cui era in contatto.
Già, l' Europa: ora che l'abbiamo la critichiamo a più non posso, ma per quelli della mia generazione che ci sono cresciuti assieme, tutto quello che era in divenire, positivamente in fermento era aggettivato "europeo" con questo intendendo : moderno, non provinciale, diritti universali del cittadino ecc.
Io, orso in erba fin da allora, ero contrario, ma i miei amici volevano a tutti i costi entrare nel giro e vedere cosa stavano organizzando per il capodanno. Così fummo invitati ad una festa al buio nella Picardie a 130 km a nord di Parigi (per fortuna eravamo in macchina). Ci arrivammo dopo 3 ore di viaggio in mezzo ad una nebbia tale che non ho mai più rivisto da allora. Il posto era un bel casolare in un piccolo villaggio francese. La gente era tanta e furono tutti molto cortesi con noi. Visto che i miei amici non parlavano una acca di francese ma solo un po' d'inglese, dovetti sforzare le meningi per rivangare il francese studiato alle medie, con profitto per fortuna (grazie professoressa!) e tenni i collegamenti per tutti. La festa fu una delle più belle a cui abbia mai partecipato con una sacco di gente simpatica (non tutti i francesi sono stronzi come si crede, basta avere le chiavi giuste) che vedeva nella nostra presenza un tono di colore internazionale all'evento, anche se c'erano studenti anche di altre nazioni ma che studiavano in Francia.
Eravamo la novità: "les italians", insomma con tutto quello che comporta (speghettata compresa). Qui conobbi l'amore della mia vita per cui persi la testa. Sono ancora grato ai miei amici di aver insistito ad
andare. Passammo la notte abbracciati stretti-stretti su un letto in 4 (20 posti letto x 70 invitati era scontato!). Lei ora è mia moglie ma all'epoca era ben lungi da pensare a cose così definitive. So solo che al rientro a Parigi la vidi 5 volte in 5 giorni prima di partire a malincuore per rientrare in Italia. Dei miei 2 compagni di allora, di uno sono e resto amico, del secondo ho perso da subito dopo il rientro da quel viaggio, le tracce.
- to be continued
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